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sabato, 20 novembre 2004
Amici di penna

Stamattina stavo svitando le desinenze della forma cortese da una manciata di verbi per rimontarli con la forma semplice, quando è arrivato il postino.

caro amico di penna,

ti mando una cartolina dal borneo; la foto non c'è ma
anzi la foto te la fo qui: è un porto merdido, calido
e umido con mijoooni di insetti di dimensioni
apodittiche che però non li vedi ma rompono i cojoni
a tutti tutti; in basso a destra spunta il mio
vascello, la Pinga. I tizi sul molo (pier, quai, kai)
sono Jin l'olandese, Jin il ceco e Jin la bella, tutti
amici miei di vecchia data. Il cielo non è plumbio e
non piove giacché non siamo noi qui nella stagione
delle piogge come voi anime sfortunate scaprettate a
destra e a manca dalla malasorte, bensì in quella
delli martini (colle olive, beninteso). Il trippa
seduto al tavolino da solo in tutù coloniale e panama
è il vecchio Jin il tedesco, poco prima dell'amboscata
che gli tesero i coloni che lui a nessuno mai stette
simpatico; è la carreta blanca e polvidirosa è
chiaro che è la sua, non c'è bisogno di dirlo.

tua affezionata
Gemma

Gemma chi?






















Postato da: jlpt2004 a 23:27 | link | commenti (6) |

lunedì, 15 novembre 2004

Postato da: jlpt2004 a 07:19 | link | commenti (3) |

domenica, 14 novembre 2004

Postato da: jlpt2004 a 00:01 | link | commenti (1) |

sabato, 13 novembre 2004

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mercoledì, 10 novembre 2004

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martedì, 09 novembre 2004
Il sogno del tenzo

Oggi il tenzo è passato a fare quattro chiacchiere e a scroccare il pranzo. Dopo il caffè si è assopito davanti al fuoco. Nel sogno del tenzo andiamo nel garage di mia madre a riesumare il vecchio kubota. Mentre mia madre ci prepara un buon tè al gingembro prima spolveriamo la carrozzeria, poi diamo una pulita al motore. Abbiamo portato una tanica di kerosene e il kubota sembra apprezzare. Se la scola golosamente e dopo un po' di tentativi riusciamo ad accenderlo. Poi spaliamo la neve davanti al garage finché riusciamo ad aprire la porta. C'è neve perché nel sogno del tenzo mia madre abita a Hokkaido. Aperta la porta il kubota si lascia docilmente condurre fuori dal garage. Allora il tenzo si mette alla guida e felice come una pasqua si mette a sgommare nella neve davanti a casa di mia madre. Poi è il mio turno, e quant'è bello fare le sgomme col kubota. Sono davvero felice. E mia madre, uscita di casa, si dimentica del tè e sta a guardare la nostra felicità. Poi lasciamo il vecchio kubota e entriamo in casa, ci sediamo davanti alla finestra inondata di luce bianca e sorseggiamo il nostro tè speziato e i biscotti al gingembro di mia madre (dev'essere il giorno del gingembro). Mia madre ci racconta le sue avventure con il kubota di quando era giovane, e il tenzo si appassiona molto e scherza e commenta e chiede informazioni, quando sentiamo il vecchio sovietico accendersi. Non abbiamo tempo di stupirci che lo vediamo partire e prendere la strada del bosco. Alla guida un tizio vestito da motociclista, o forse da poliziotto.
E' Frank Poncharello, quello di Chips. E' il 1979.

Postato da: jlpt2004 a 22:03 | link | commenti (3) |

domenica, 07 novembre 2004
Il sogno del demone delle ethernet

Più tardi ritrovo la bici e raggiungo un paese vicino. Sto leggendo il giornale seduto in un bar e accanto a me c'è uno switch ethernet. La ventola dello switch fa un gran casino. Copre quasi i miei pensieri quando leggo qualcosa scritto in piccolo. Faccio finta di niente ma dopo un po' non riesco a leggere altro che i titoli e allora tant'è... Sono in coda davanti alla cassa mentre un demone stanco con un maglione blu scuro e un po' di pancia si avvicina al bancone e ordina un cappuccino. E' il demone delle ethernet.

jlpt2004: Il tuo amico laggiù non se la passa troppo bene... E anche tu, demone, mi pari un po' fuori forma.
demone: A te non capita quando sogni i sogni degli altri?
jlpt2004: Scusa, demone?
demone: La notte scorsa mi è toccato un sogno che doveva essere tuo. Ti ho anche intravisto in bici, con quella tua aria furbetta e i tuoi guantini psichedelici. Me ne stavo tranquillo al parco a passeggiare quando è arrivato il demone della grammatica nipponica. Un tipo rosso e burbero, piuttosto incazzoso. Cercava te.
jlpt2004: Lo conosco quello. Simpatico, ma con parsimonia.
demone: A me non è parso granché simpatico. Fatto sta che mi ha attaccato un bottone che non finiva più. Parlava di nipponico, di verbi e di forme. Io sono un tipo un po' orso questo si, ma per niente capace a scaricare i logorroici che mi attaccano bottone in sogno e così me lo sono sorbito fino alla fine. Una nottattaccia...

Al demone delle ethernet offro cappuccino e un croissant cercando di farmi perdonare. Allo switch una spremuta di pompelmo per digerire. E decido di espiare la mia pena. Almeno in parte.

In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
(Ovidio, l'attacco delle Metamorfosi, citazione passatami dallo switch)

Come tutti sanno il nipponico è lingua complessa ed elusiva, tipicamente ritenuta semplice dai pirla qualsiasi come il sottoscritto. Esistono grammatiche del nipponico (ne ho avuto notizia da fonti certe), ma nesssuna di cui io sia in possesso. Ho però l'ultima edizione di Nihongo per il pirla qualsiasi, pubblicazione di non eccelsa erudizione ma pur sempre corredata da alcune (poche) note grammaticali. E distillando tali note ho prodotto i pessimi e fuorvianti appunti che state leggendo e che vi consiglio di evitare di leggere oltre.

Jim Woodring Crazy Newts


Esistono in nipponico non tanto dei tempi, quanto delle forme in cui i verbi si possono trasformare (c'è una foto qui sopra). Definire una forma non è cosa da poco, e certamente niente che io sia in grado di fare, per cui sorvolo sulla definizione e dico invece che le forme sono più d'una: a credere a Nihongo per il pirla qualsiasi si direbbe cinque, e precisamente le seguenti (in ordine di apparizione nel libercolo):

-ます chiamiamola forma cortese, ci si fa presente, passato, esortazioni; a occhio mi pare che si usi se l'azione si compie in un momento preciso;
-て con questa invece si esprime un'azione che continua nel tempo;
-ない per il momento sa di negazione e di obbligo, sapori non piacevoli, ma anche di non necessità, per cui forse ci si fanno anche cose simpatiche;
la forma semplice sembrerebbe essere quella in cui il verbo è nudo e crudo, come mamma l'ha fatto; mi ricorda vagamente l'infinito (il tempo, non l'immensità);
-た sembra una versione al passato della forma semplice, ma noto anche una certa parentela con la forma -て.

Essendo il nipponico una simpatica lingua agglutinativa, per ottenere una forma A da un'altra forma B svitate con accortezza la desinenza della forma A ed avvitate la nuova desinenza direttamente alla radice del verbo. Se poi condite con qualche ausiliare o qualche frase che funge da ausiliare, dalle forme potete ottenere vari tempi dei verbi (un sacco di tempi, per la precisione). Di ausiliari parrebbe essercene un sacco, tutti in confezioni colorate e accattivanti. Si comprano persino alle stazioni di servizio.

Ricevo or ora una mail del demone della grammatica nipponica. Contiene solo un link: questo.











Postato da: jlpt2004 a 07:51 | link | commenti (3) |

Le vacanze di una notte

Oggi invece di svegliarmi sogno. Sono in sella alla mia bici: una bici nera e pesante, da città. Ho guanti lapponi di lana spessi e colorati e siccome nevica oltre ai guanti appoggiati sul manubrio non vedo troppo lontano, sulla strada. La strada è lunga e tutta in piano, a destra e a sinistra abeti radi e regolari. E neve dappertutto. Musica non ce n'è, solo un silenzio bianco e farinoso. Sto andando in bicicletta a Hokkaido, e nevica. E io me ne infischio e pedalo.

In un altro momento della giornata sono sveglio e ascolto la radio. Ma ancora sto sognando e allora mi fermo, appoggio la bici ad un abete e cammino per un centinaio di metri allontanandomi dalla strada. Ora il sole splende. Mi volto e rivedo i miei passi, e gli alberi. Ma bici e strada nel frattempo se ne sono andate, silenziose. Raggiungo una scrivania color crema, chiara e pacifica, dalle forme morbide, immersa nella neve. La musica continua, notturna e solitaria, ed io sorrido compiaciuto pensando alla luce, alla strada persa nel bianco, alla musica e alle vacanze di una notte. Mi siedo e scrivo quello che state leggendo.

E non vi ho parlato del sogno del demone delle ethernet.

Postato da: jlpt2004 a 05:28 | link | commenti |

lunedì, 01 novembre 2004
Tour de Hokkaido

Ma secondo voi ci sarà stato un pasticciere trotskista nel Giappone degli anni 50?

[Demoni, reprise: il tenzo è venuto a trovarmi]

jlpt2004: I tempi esistono, lo sapevi tu?
tenzo: Forme e tempi, jlpt sama.
jlpt2004: E io ora come faccio?
tenzo: Mai disperare. E' vero che è un problema di tempi, ma il tempo ancora non è un problema.
jlpt2004: E bravo lui... facile parlare quando uno è tenzo.
tenzo: Svuota la tazza e riempila di nuovo.
tenzo: Altrimenti c'è il tour di Hokkaido.
jlpt2004: Il tour di Hokkaido? ...toh, sei saggio tu.

Voilà signore e signori, ancora un mesetto e cinque giorni e il blog avrà un nuovo nome! Il tour de Hokkaido 2005 mi aspetta.

Postato da: jlpt2004 a 00:04 | link | commenti |