[b] blog japon
[b] diario de tokyo
[b] eiga
[b] far away from japan
[b] hajimemashou!
[b] joi ito
[b] kendo blog
[b] kiiiiiii
[b] kumi
[b] la vie en oeuf
[b] marxy
[b] me&tokyo
[b] miyuki's food kicks ass
[b] nihongo no michi
[b] nipoblog
[b] nipponDAZE
[b] pointedstick.de
[b] simon undercover
[b] tamenoblog
[b] tokidoki
[b] translator's note
[b] un blog tenero tenero
[b] une japonaise
[b] wannabe londoner
[b] zio Abu rocks
[e] a kanji a day
[e] debito
[e] кандзи сайт
[e] istituto giapponese di cultura
[e] japanisch-deutsches zentrum berlin
[e] japanisches kulturinstitut
[e] kanji clinic
[e] onomatopoiea
[e] una quintalata di links
[f] forum Japon
[f] japan today
[f] jlpt forum
[f] les francophiles
[f] nippofili e non
[i] j-pop
[i] japan access
[i] japan link
[i] japonet
[i] le japon
[i] nippon.it
[n] japan times
[r] radio free osaka
[r] tsujiko noriko
[t] a qualcuno piace Hokkaido
[t] juergen specht
[t] wie funktioniert Japan?
[z] breve glossario zen
visitato *loading* volte
Nell'ultimo post di ottobre si racconta che nella grotta mi è apparso il demone della grammatica nipponica (la foto è qui a fianco). Stavo per cenare e mi è piombato davanti senza manco annunciarsi. Il tenzo naturalmente non c'era, quello manco a pagarlo mi cucina qualcosa. Ecco, sostiene il demone che io di grammatica non so un tubo. Niente. Zero. Che i miei vaneggiamenti sui tempi dei verbi farei bene a rimangiarmeli e fare un po' di esercizi. Io ho detto, dai demone siediti un attimo, ti offro da bere che si vede che sei nervoso (sarà la pioggia?). Ma il demone mi ha dato questo link e mi ha detto di dare un'occhiata agli esami passati (sarà il demone degli esami passati... adesso aspetto i demoni di quelli presenti e futuri). Ed è stata una sorpresa non delle più piacevoli devo dire.
Al demone della grammatica ho poi fatto un caffè e mentre se ne andava è passato il tenzo che aveva finito lo zucchero. Così hanno fatto quattro chiacchiere e si sono poi allontanati insieme. Manco erano usciti... e chi ti arriva? il demone del vocabolario nipponico. Giornataccia, signori miei.
Ma che c'entravano poi le motivazioni per studiare Giapponese?
E il Giapponese?
E il riso?
E il tenzo?
Mah. Sarà stato un momento zen.
Nella mia esperienza chi studia Giapponese lo fa per una o più delle seguenti motivazioni: zen/arti marziali, manga/anime, tipo/a giapponese. O semplicemente nessun motivo (ma questo rientra nella prima motivazione, essendo cosa molto zen).
Parlando di zen, mi viene in mente un libro che lessi anni addietro, si chiamava Istruzioni a un cuoco zen, Ovvero come ottenere l'illuminazione in cucina. Il titolo mi commosse, ma purtroppo la prosa non era scorrevolissima e neppure troppo zen, quindi non lo consiglio a nessuno. Però ricordo che si faceva un gran parlare del riso, della sua cura e della sua cottura.
Anche senza essere un tenzo (cuoco di un monastero zen; un cornetto al natto a chi mi sa dire il kanji con sicurezza) so bene che in ogni grano di riso c'è un dio (ed esattamente uno, mai capito perché non due o nessuno), e soprattutto so che per quanto possa sembrare la cosa più semplice del mondo, non è affatto facile preparare del buon riso.
Riso, solo riso, senza condimenti: che ci vuole? Eppure ci sono un sacco di cose che si possono sbagliare. Anzitutto la scelta del riso. Lo spettro è ampio: dal riso giapponese al basmati, all'arborio o al carnaroli di differenza ne passa davvero tanta. Per restare il più vicino possibile al riso giapponese meglio al più prendere un riso cinese. Chiaro che se riesco a pensare che un popolo che mangia riso ad ogni pasto ne abbia un tipo soltanto, posso direttamente fermarmi qui con le mie considerazioni. Ma per questa volta faccio finta di niente e vado avanti.
Assumendo che la scelta sia il più indolore possibile, il secondo passo è il lavaggio. Il riso va lavato con acqua fredda parecchie volte, finché l'acqua non rimane limpida. O almeno così mi dicono, ma io mi stufo sempre prima e dichiaro limpida un acqua ancora un po' torbida. Sempre per sentito dire, l'acqua del lavaggio è un ottimo nutrimento per le piante. Notate la fisicità della preparazione (la mano che indugia a lungo nel riso: confrontare con Amelie che ama affondare la mano in sacchi di lenticchie o fagioli).
Poi aggiungiamo tanta acqua fredda quanto riso abbiamo usato (nel senso del volume, non del peso) e accendiamo un fuoco basso sotto la pentola. Basso ma non bassissimo, e sulla pentola un bel coperchio che non toccheremo più fino a fine cottura. E ora incomincia la ricetta distillata da un maestro zen per un povero gaijin incapace di cogliere il satori in un chicco di riso. Due minuti con il fuoco al massimo (il fuoco piccolo si intende, ma al massimo), cinque con fuoco medio e cinque con fuoco al minimo. Poi si spegne e si lascia riposare per altri dodici minuti. In tutto questo il coperchio non va mai sollevato. Mai.
Notare che questi tempi vanno bene solo per due o tre porzioni.
Come cuoce il tenzo? La prima risposta è boh... lo sapessi... Quello che succede è che il tenzo mette acqua a casaccio, chiude la pentola e lascia cuocere cambiando due volte la potenza del fuoco come sopra, ma con tempi decisi da lui. A domanda il tenzo risponde: i tempi non sono a casaccio, si ascolta il riso (ma che si ascolta?? io non sento un tubo) e si sa quando abbassare la fiamma.
Fatto sta che il riso al tenzo il riso viene bono, a me così così.
Secondo me il tenzo usa la forza, come luke skywalker quando fa lo sborrone e disattiva gli strumenti di bordo e fa secca la morte nera a mani nude.
O forse bisogna provare provare provare... come diceva la bella fanciulla a Troisi che le chiedeva se era difficile il gioco della palla in "Non ci resta che piangere" (è chiaro che era difficile).
Ci saranno i dan per i tenzo?
Saranno l'equivalente zen delle stelle michelin?
Oggi sono sceso dalla grotta fino in paese perché avevo finito la mostarda; e già che c'ero ho fatto un salto al cybercafe.
Sto sempre cercando il Fabrizio de Andre' giapponese. E pur non sapendo chi siano i Queen giapponesi vi posso passare Sheryl Crow: canta in un gruppo che si chiama Love Psychedelico, ha un accentaccio di Los Angeles niente male e pare che in Giappone stravenda.
E Kahimi Karie, autrice della splendida Una Giapponese a Roma ("...Voglio scopare, fare l'amore con i ragazzi di Trastevere..."). La si dice molto famosa in patria, ma io non ho ancora trovato un Giapponese che la conosca (vabbe' chiaro, standomene sempre nella grotta è un po' difficile trovarne).
Parlando d'altro, cioè di JLPT4, bella questa cosa che l'esame consiste di quiz a scelta multipla, me l'ero dimenticato. Vero anche che se per caso arrivassi mai al JLPT1 non sarei molto felice che tutto il mazzo immenso che mi son fatto per assorbire il nipponico idioma sia valutato con lo stesso metodo con cui controllano che io abbia imparato ottanta miseri kanji.
Questa lingua mi piace ogni giorno di più. Mi diverte e mi sollazza, non ci posso fare niente.
Bello ritrovarmi ancora una volta con una lingua bebe' di cui so poco e so che un giorno saprò di più (sebbene queste non siano cose che potrei pensare in giapponese). Bello sapere dire solo cose semplici, avere un universo linguistico finito e distinguerne chiaramente i limiti. Un po' come essere su un'isola: c'è chi ha una sensazione quasi di claustrofobia, e chi invece è rassicurato dalla possibilità di vederne i confini, di avere sempre tutta la situazione sotto controllo (questo supponendo che l'isola sia piccola, non grande ad esempio come il Giappone). Bello essere altrove per qualche manciata di minuti al giorno, essere in un posto nuovo e completamente diverso e cercare di capire che cosa sta succedendo.
Questo per quanto riguarda studiare una lingua qualsiasi, ma il Giapponese?
Da una parte ci sono i kanji. Dopo essermi infilato in testa con la forza bruta gli 80 kanji del JLPT4 mi sono ritrovato senza nuovi kanji, cosi' ho preso la lista del JLPT3 e mi sto passando pure quella. Ed è splendido portarsi dietro tutti questi spassosi disegnetti e saperli riprodurre senza indugio alcuno. Ancora di più per me che non ho mai saputo disegnare.
Poi la grammatica. E' chiaro che la sua semplicità prelude a misteriosi misteri. Non ci sono plurali o singolari, niente maschili o femminili, un tempo passato e uno futuro, uguali per me, per te e anche per i vicini di casa. E poi gli aggettivi che talvolta sembrano confondersi con i verbi. Un esempio? Voglio una Harley Davidson, qui e subito! In Italiano sono io a compiere l'azione, in Giapponese l'Harley Davidson si proclama voluta da me. Un esempio dei misteriosi misteri? Chi avrebbe mai pensato di coniugare gli aggettivi: una pistola "carica ora" e "carica nel passato" a me non sarebbe mai venuta in mente. Cioè la cosa in sè si, ma esprimerla coniugando l'aggettivo invece del verbo no.
Vabbe', ma di questi commenti in fondo chi se ne frega? sono tutte cose ovvie no?
Ho un paio domande sul JLPT 4, che sto preparando in una grotta sui pirenei, senza contatto alcuno con altri esaminandi. Siccome il mio blog ha un pubblico di tutto rispetto (oscilla tra zero e due persone credo) le risposte certamente fioccheranno. Domanda numero uno: gli 80 kanji della lista degli sono da sapere leggere e scrivere in tutte le parole della lista delle 700 parole in cui compaiono? Domanda numero due: bisogna saper leggere tutte le 700 parole in kanji o soltanto in hiragana e katakana? Domanda supplementare: ci sono per caso in giro sul web dei siti con testi di esami passati? Domanda fuori tema: qualcuno conosce il Fabrizio de Andre' giapponese?
Concludo scusandomi con zio Abu: avevo perso le chiavi del blog, ho dovuto chiamare il padrone di casa. E' chiaro che miro a più di un post al mese. Chiedo venia.